ABU DHABI, 15 dicembre 2010 - Conquistata l’Europa, eliminate le truppe asiatiche del Seongnam, ora non resta che occupare un terzo continente. Il risiko dell’Inter alla conquista del mondo continua: sabato l’atto finale, contro gli africani del Mazembe. Stankovic, Zanetti e Milito domano i sudcoreani, avversario che si dimostra non trascendentale. La squadra di Benitez indirizza subito la gara al 3’, dopo aver visto le "streghe" della sfiga già al 1’, quando Sneijder al primo contrasto rimedia un problema muscolare alla coscia sinistra. Sabato il test congolese, più difficile, può valere la promozione del 2010 a anno perfetto (volete fare i difficili per una Supercoppa europea?), alla faccia delle sconfitte delle ultime settimane.
CONTAVA VINCERE — Diciamoci la verità: non è che l’Inter giochi una partita indimenticabile. Non è che si riveda la macchina letale di Madrid. Ma contava vincere, e l’Inter vince. In modo netto. Il gioco a questo punto è un optional non fondamentale, un faro antinebbia ad Abu Dhabi. Conta invece rivedere fra i marcatori Diego Milito, conta ritrovare le parate di Julio Cesar, conta riassaporare uno Zanetti a tutta fascia, conta osservare la grinta e la carica di Stankovic dopo il gol.
SOLO TRE MINUTI — Il gol dell’Inter sorprende i tifosi nerazzurri ancora a bocca aperta. Non per una grande azione, ma per l’incredulità nel vedere Wesley Sneijder che lascia il campo dopo poco più di un minuto. Sono lì ad imprecare, e devono virare di colpo verso l’esultanza: l’Inter è in dieci, Eto’o fa saltare la superiorità superandone due e serve Milito. Il Principe è fermato, ma la palla resta al limite dell’area, subentra Stankovic nello spazio lasciato dai due centrali sudcoreani, vince un contrasto e di sinistro fa 1-0.
FATTORE ARGENTINO — Raddoppia il capitano, chiude Milito: il seguito del tabellino marcatori sembra scritto da un ultrà nerazzurro. Zanetti dà la sicurezza, Milito saluta i coreani. La rete dell’esterno arriva al 32’. Una delle prime azioni corali riuscite della partita, porta la palla a destra, Zanetti punta il centro, manda in profondità Milito che restituisce di tacco (sontuoso): esterno destro preciso e anticipato sul portiere in uscita. Al 28’ della ripresa il Principe timbra anche questa competizione: Eto’o ci prova a giro, Jung para, Diego la ferma in scivolata, si rialza in un lampo e fa 3-0.
I MIGLIORI — Stankovic è il migliore in campo, nel 4-2-3-1 di Benitez viene spostato quasi subito al posto di Sneijder, e trova tempi e passaggi. A ruota insegue Zanetti, Lucio lotta come al solito, Motta fornisce qualità, ma per ora a ritmo ridotto. Mancano un po’ di idee, spesso si lancia in avanti senza costrutto, ma il tabellone col risultato, alla fine, dà ragione a Benitez. Può giocarsi la finale, può diventare campione del Mondo. Nonostante la panchina traballi.
AVVERSARIO COSì COSì — Il Seongnam pare poco coreano e molto britannico: pericoloso sui calci da fermo, con deviazioni di testa, e piuttosto duro nei contrasti. Il tackle non è mai accennato, ma sempre affondato (spesso si affonda anche l’avversario), le occasioni nascono tutte da calci piazzati, rigorosamente calciati dal colombiano Molina, che conferma di avere un piede delicato: dopo il 2-0 prima pesca Radoncic (Julio Cesar c’è), poi Cho Byung (fuori di poco), infine ci prova da solo, al 47’: bella punizione, di poco fuori. Per il resto il 4-1-4-1 è meno propositivo sulle fasce rispetto ai quarti (ma allora c’era la difesa dell’Al Wahda) e la difesa si sbilancia facilmente non appena l’Inter mette insieme una azione da Inter. Nel secondo tempo prende campo, va qualche volta vicina al gol (Radoncic se ne mangia uno fatto), ma esce senza rimpianti. L’Africa avrà accorciato le distanze da Europa e Sudamerica, ma l’Asia ancora no.
CONTAVA VINCERE — Diciamoci la verità: non è che l’Inter giochi una partita indimenticabile. Non è che si riveda la macchina letale di Madrid. Ma contava vincere, e l’Inter vince. In modo netto. Il gioco a questo punto è un optional non fondamentale, un faro antinebbia ad Abu Dhabi. Conta invece rivedere fra i marcatori Diego Milito, conta ritrovare le parate di Julio Cesar, conta riassaporare uno Zanetti a tutta fascia, conta osservare la grinta e la carica di Stankovic dopo il gol.
SOLO TRE MINUTI — Il gol dell’Inter sorprende i tifosi nerazzurri ancora a bocca aperta. Non per una grande azione, ma per l’incredulità nel vedere Wesley Sneijder che lascia il campo dopo poco più di un minuto. Sono lì ad imprecare, e devono virare di colpo verso l’esultanza: l’Inter è in dieci, Eto’o fa saltare la superiorità superandone due e serve Milito. Il Principe è fermato, ma la palla resta al limite dell’area, subentra Stankovic nello spazio lasciato dai due centrali sudcoreani, vince un contrasto e di sinistro fa 1-0.
FATTORE ARGENTINO — Raddoppia il capitano, chiude Milito: il seguito del tabellino marcatori sembra scritto da un ultrà nerazzurro. Zanetti dà la sicurezza, Milito saluta i coreani. La rete dell’esterno arriva al 32’. Una delle prime azioni corali riuscite della partita, porta la palla a destra, Zanetti punta il centro, manda in profondità Milito che restituisce di tacco (sontuoso): esterno destro preciso e anticipato sul portiere in uscita. Al 28’ della ripresa il Principe timbra anche questa competizione: Eto’o ci prova a giro, Jung para, Diego la ferma in scivolata, si rialza in un lampo e fa 3-0.
I MIGLIORI — Stankovic è il migliore in campo, nel 4-2-3-1 di Benitez viene spostato quasi subito al posto di Sneijder, e trova tempi e passaggi. A ruota insegue Zanetti, Lucio lotta come al solito, Motta fornisce qualità, ma per ora a ritmo ridotto. Mancano un po’ di idee, spesso si lancia in avanti senza costrutto, ma il tabellone col risultato, alla fine, dà ragione a Benitez. Può giocarsi la finale, può diventare campione del Mondo. Nonostante la panchina traballi.
AVVERSARIO COSì COSì — Il Seongnam pare poco coreano e molto britannico: pericoloso sui calci da fermo, con deviazioni di testa, e piuttosto duro nei contrasti. Il tackle non è mai accennato, ma sempre affondato (spesso si affonda anche l’avversario), le occasioni nascono tutte da calci piazzati, rigorosamente calciati dal colombiano Molina, che conferma di avere un piede delicato: dopo il 2-0 prima pesca Radoncic (Julio Cesar c’è), poi Cho Byung (fuori di poco), infine ci prova da solo, al 47’: bella punizione, di poco fuori. Per il resto il 4-1-4-1 è meno propositivo sulle fasce rispetto ai quarti (ma allora c’era la difesa dell’Al Wahda) e la difesa si sbilancia facilmente non appena l’Inter mette insieme una azione da Inter. Nel secondo tempo prende campo, va qualche volta vicina al gol (Radoncic se ne mangia uno fatto), ma esce senza rimpianti. L’Africa avrà accorciato le distanze da Europa e Sudamerica, ma l’Asia ancora no.

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