La lezione di Jorge Lorenzo. Uno che ha rischiato. E vinto

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La lezione di Jorge Lorenzo. Uno che ha rischiato. E vinto

Messaggioda nocella96 il 10/10/2010, 17:45

La lezione di Jorge Lorenzo. Uno che ha rischiato. E vinto

Ripercorriamo la carriera sportiva del nuovo campione del mondo della MotoGP, un pilota che è riuscito a laurearsi iridato prima dell'arcirivale (in Spagna) Pedrosa passando dalla convivenza col pilota più difficile contro cui misurarsi, Valentino Rossi

SEPANG (Malesia), 10 ottobre 2010 - Adesso non ha davanti più nessuno, il campione del mondo della MotoGP è lui. In un giorno speciale anche solo per la data, un indimenticabile 10-10 del 2010, Jorge Lorenzo, 23 anni, ha coronato il sogno che aveva fin da bambino, diventare il motociclista più forte del mondo. Un'affermazione che in tanti contesteranno pensando alla vittoria di Valentino Rossi, ancora una volta feroce nel suo obiettivo di oscurare il rivale nel suo giorno, vincendo il GP dopo una strepitosa rimonta. Ma un pilota intelligente come Valentino sa che oggi è accaduto qualcosa di significativo, per lui insopportabile: per la prima volta negli ultimi anni un compagno di squadra lo ha battuto a fine stagione. Non è banale visto che Rossi, uno che i compagni di squadra li ha sempre triturati, sarà ricordato forse come il più grande di sempre dell'era moderna, sperando che Giacomo Agostini non si offenda troppo.

MOSTRO — La vittoria di Lorenzo è totale sotto tanti punti di vista. Arrivato nella squadra di un mostro sportivo come Valentino tre stagioni fa, si è fatto le ossa nel vero senso della parola, cadendo spesso spesso alla prima stagione pur mostrando già una velocità notevole. Si è passati per momenti difficili, con l'ammissione di aver paura di questi bolidi che doveva ancora imparare a conoscere. Poi l'anno scorso la deflagrazione della rivalità. Col campione pesarese ancora abile a contenerlo e a strappargli il titolo, pur intuendo che cosa stava accadendo, al punto tale di iniziare le trattative per il rinnovo del contratto con l'assillo dello status di n.1 in Yamaha, che cominciava a non essere più sua scontata proprietà. Poi il magico 2010. Rossi vince subito, poi Lorenzo lo batte nettamente due volte di fila in Spagna e in Francia. Al Mugello Vale si frattura la gamba destra e Lorenzo ha via libera per il titolo, strameritato con 13 podi su 15 gare con 7 vittorie e nemmeno uno 0, a dimostrazione di una solidità mentale assoluta.

DEPRESSIONE — Perché è stato grande Lorenzo? Perché rispetto ad altri ha saputo imparare dalle sconfitte. Ricordate il Casey Stoner passato da Rossi a Laguna Seca? Per tanti l'australiano non si è ancora ripreso. Lorenzo ne ha preso uno simile di sorpassi, a Montmeló, l'anno scorso, davanti ai suoi tifosi, in quell'ultima curva in cui Valentino ha disegnato una traiettoria che gli appassionati di moto non dimenticheranno mai. Roba da depressione, sportivamente parlando, un pugno in faccia. Ma Jorge si è rialzato accettando lo scontro e le sconfitte, che contro uno come Rossi sono da mettere nel conto. Ma per imparare a vincere, carpendo tutti i segreti che poteva carpire all'italiano. In un clima anche irreale, che i non addetti ai lavori non possono conoscere: un team, la Yamaha, tutto creato intorno a Rossi perché tornato grande grazie a Valentino. Ma alla fine l'ha spuntata lui. Costringendo pure Vale a una decisione difficile, traslocare alla Ducati per una rivincita sportiva che già scotta. Ma se non ci fosse stato lui, il dottore avrebbe davvero deciso di indossare la tuta rossa?

INARRESTABILE — Lorenzo era quello che aveva sempre avuto qualcuno davanti, Spagna inclusa. Perché Daniel Pedrosa ha cominciato a vincere in 125 prima di lui, ritagliandosi lo spazio di emergente nazionale. Jorge è però cresciuto piano piano, in modo inarrestabile. Con Pedrosa alla Honda ufficiale, in teoria il posto ideale per vincere, lui ha effettuato il sorpasso al rivale scegliendo di percorrere la strada più impervia. Prima con i trionfi in 250 (due titoli) firmati Aprilia, nel 2006 e nel 2007. Poi passando alla Yamaha nel 2008, in casa, appunto, del pilota più scomodo contro cui si possa decidere di combattere. Pedrosa, però, cocco della Honda, sta ancora aspettando la corona di campione del mondo. In fondo, quella di Jorge Lorenzo, è una anche una piccola grande lezione di vita.
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