
(Il momento della premiazione)
SAN DIEGO (California, Usa), 8 novembre 2010 - L’Italia si prende anche la terza Fed Cup su quattro finali (la seconda consecutiva) disputate negli ultimi cinque anni. Ci sono nazioni che hanno fatto meglio di noi, ma la nostra squadra femminile di tennis sta ormai costruendo una sorta di “dinastia”, perché una cosa è certa, la storia non si ferma al 2010.
Schiavone a vuoto — La strada che si era messa in discesa nella prima giornata, dopo il 2-0 senza troppi patemi rifilato da Francesca Schiavone a Coco Vandeweghe (6-2, 6-4) e da Flavia Pennetta a Bethanie Mattek-Sands (7-6, 6-2), si è leggermente impennata nella prima parte del pomeriggio di domenica. Colpa dello sgambetto che Melanie Oudin, l’americanina alta un soldo di cacio sostituta dell’acciaccata Mattek, ha fatto alla Schiavone. Si è capito subito dai primi giochi che Francesca non era nella giornata migliore. Spiega l’italiana: "Ero pronta, se no avrei detto di no al mio capitano. Ma nel corso del match mi sono sentita un po’ vuota, diciamo persa. Non riuscivo a trovare le soluzioni che in altre occasioni mi vengono naturalmente". L’incontro, in verità, rimane in bilico soltanto nel primo set, quando le due ragazze si scambiano il servizio per ben sei volte. Francesca, poi, cede per 6-3 in 46’ e viene successivamente schiantata dalla Oudin, che si trova 60 posizioni di classifica più indietro, nel secondo per 6-1.
Schiavone a vuoto — La strada che si era messa in discesa nella prima giornata, dopo il 2-0 senza troppi patemi rifilato da Francesca Schiavone a Coco Vandeweghe (6-2, 6-4) e da Flavia Pennetta a Bethanie Mattek-Sands (7-6, 6-2), si è leggermente impennata nella prima parte del pomeriggio di domenica. Colpa dello sgambetto che Melanie Oudin, l’americanina alta un soldo di cacio sostituta dell’acciaccata Mattek, ha fatto alla Schiavone. Si è capito subito dai primi giochi che Francesca non era nella giornata migliore. Spiega l’italiana: "Ero pronta, se no avrei detto di no al mio capitano. Ma nel corso del match mi sono sentita un po’ vuota, diciamo persa. Non riuscivo a trovare le soluzioni che in altre occasioni mi vengono naturalmente". L’incontro, in verità, rimane in bilico soltanto nel primo set, quando le due ragazze si scambiano il servizio per ben sei volte. Francesca, poi, cede per 6-3 in 46’ e viene successivamente schiantata dalla Oudin, che si trova 60 posizioni di classifica più indietro, nel secondo per 6-1.

(Flavia Pennetta ha conquistato il punto decisivo)
Pennetta rimedia — Il punto dell’1-2 messo a segno dagli Usa è di quelli pesanti, perché riapre una partita già chiusa e innesca pericolosi meccanismi psicologici. Anche se le statistiche dicono che nessuna nazione ha mai recuperato lo svantaggio di 0-2 in una finale. La Pennetta, che forse pensava di non dover neppure scendere in campo per il suo secondo match, si trova così a doversi impegnare allo stremo per chiudere il confronto. Fortuna vuole che la sua avversaria sia la 18enne Coco (numero 114), una spilungona grande e grossa, ancora molto acerba e con serie difficoltà a spostarsi sul campo. La Pennetta parte, comunque, con il piede sbagliato, si fa soffiare il servizio al primo gioco e la sua faccia, trasfigurata dalla tensione, la dice lunga sullo stato d’animo. “Non sono entrata nel panico, ma un po’ di nervoso mi è venuto. Ma lei era più in tensione di me”, racconterà la brindisina dopo il match. Infatti, l’azzurra rimedia immediatamente e travolge l’avversaria per 6-1, 6-2 in 1h20’. Segue un lungo abbraccio fra tutte le protagoniste di questi cinque anni straordinari. Dice il capitano Corrado Barazzutti: “Il mio lavoro è semplicissimo, perché ho la fortuna di essere il capitano di una squadra fortissima”.



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